C’’è’era un tempo in cui i giochi elettronici non avevano schermi LCD a colori con effetti sonori tridimensionali, ma riuscivano comunque a catturare l’attenzione di un’intera generazione grazie a luci lampeggianti, suoni minimali e un’enorme dose di immaginazione.
In questo mondo di pionieri dell’intrattenimento portatile, si colloca Armor Battle, un gioco elettronico prodotto da Mattel Electronics nel 1978. Chi ha avuto la fortuna di possederlo o di averlo tra le mani, ricorda perfettamente quel piccolo guscio di plastica rosso, compatto e resistente, alimentato da una semplice batteria da 9 volt, in grado di simulare (con un po’ di immaginazione) una battaglia tra carri armati con pochi LED rossi e semplici beep.
Mattel, già affermata sul mercato per i suoi giocattoli tradizionali (basti pensare a Barbie o alla linea di macchinine Hot Wheels), negli anni Settanta decise di esplorare il nascente mercato dei giochi elettronici portatili. Dopo aver ottenuto un successo straordinario con Auto Race nel 1976, il primo gioco elettronico tascabile basato su LED, e con l’altrettanto celebre Football l’anno successivo (per intenderci Football americano, mentre la versione Soccer uscì nel 1978), Mattel ampliò la sua linea con giochi più sofisticati, tra cui appunto Armor Battle. L’obiettivo era offrire un’esperienza di gioco strategica e coinvolgente, che simulasse scontri a fuoco in un campo di battaglia ovviamente stilizzato.
Il funzionamento era tanto semplice quanto geniale. Il giocatore controllava un carro armato su un campo di battaglia rappresentato da una sorta di griglia 5×4. Attraverso una serie di pulsanti direzionali era possibile spostarsi lungo questa griglia, mentre un altro tasto permetteva di aprire il fuoco. Lo scopo era trovare e colpire i carri nemici, evitando di finire sulle mine o essere colpiti per primi. Le mine, in particolare, erano un elemento di grande tensione nel gioco: venivano posizionate automaticamente e, dopo pochi secondi, diventavano letali decretando la fine della partita.
In alcune successive versioni, quelle caratterizzata dalla scocca chiusa sul retro da cinque viti anziché tre, il gioco era dotato di un “overlay” trasparente che mostrava le sagome dei carri armati. Nella prima versione più diffusa, per intenderci quella riprodotta nelle foto, i giocatori dovevano “accontentarsi” dei soli puntini luminosi, interpretando ogni movimento in base a luce e suoni.

Armor Battle richiedeva astuzia, precisione ma anche velocità. Ogni partita durava molto poco, ma la voglia di superare il punteggio precedente o migliorare le proprie capacità strategiche spingeva i bambini di allora a giocare per ore. A differenza dei giochi odierni, non c’erano salvataggi o tutorial: bastava un po’ di intuito, immaginazione e la prontezza di reazione.
Quello che rende Armor Battle affascinante ancora oggi non è solo il gameplay essenziale, ma il contesto storico in cui è nato. Eravamo alla fine degli anni Settanta, in piena esplosione tecnologica: le console domestiche erano ancora poco diffuse, i computer un lusso per pochi e i giochi elettronici rappresentavano la prima vera esperienza digitale di massa. Mattel seppe cogliere questa opportunità e, per alcuni anni, dominò il mercato dei handheld con prodotti semplici ma irresistibili.
Oggi Armor Battle è un pezzo da collezione, uno di quei giochi che raccontano meglio di mille parole l’inizio dell’era elettronica nel mondo dei giocattoli. A vederlo oggi può sembrare un oggetto primitivo, ma basta accenderlo per sentire di nuovo quel piccolo brivido: la sfida è iniziata e il tuo carro armato è pronto a combattere.



