Herbart Pikalok: un trenino diviso dalla storia

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Quando si parla di Herbart (da non confondere con la Harbert, mi raccomando) non si parla soltanto di un marchio di giocattoli, ma di una vicenda industriale che riflette la storia stessa della Germania del Novecento. 

L’azienda nacque a Steinach, in Turingia, alla fine del XIX secolo. In quell’area, che era uno dei poli più vivaci della produzione di giocattoli, Herbart mosse i primi passi con articoli tradizionali in legno e con giochi educativi, conquistando un posto di rilievo nel panorama nazionale.

La Seconda Guerra Mondiale cambiò tutto. Alla fine del conflitto, con la divisione del Paese, anche la sorte dell’azienda si divise. La sede di Steinach si ritrovò nella Germania Est e, come accadde a molte realtà private, venne nazionalizzata e inglobata in una struttura statale che riuniva diverse produzioni di giocattoli. A Norimberga, invece, paradossalmente e pochi chilometri di distanza ma più a sud, rimaneva attiva una filiale che si era ritrovava nella Germania Ovest: fu questa a ereditare il marchio Herbart, continuando a operare in modo indipendente e mantenendo la sigla “Wertarbeit”, ovvero “lavoro di qualità”, come segno distintivo.

Fu proprio questa filiale a guidare la fase più innovativa della storia dell’azienda, scegliendo di puntare con decisione sulla plastica. Negli anni Sessanta e Settanta gli scaffali si riempirono di set di costruzioni, giochi educativi e veicoli colorati, ma soprattutto, all’inizio degli anni Settanta, con un trenino che avrebbe lasciato il segno: il Pikalok.

Il Pikalok non era un trenino come gli altri. Non nasceva per imitare in scala ridotta le ferrovie dei modellisti, ma per parlare direttamente ai bambini in età prescolare. 

I binari erano in plastica azzurra, rossa o blu, facili da incastrare, e il convoglio correva trainato da una locomotiva a batteria. Il tutto era realizzato in polipropilene morbido, il cosiddetto “Vestolen”. Sul materiale illustrativo compariva infatti la dicitura/logo “Vestolen Hüls”, a indicare che il materiale utilizzato era prodotto dalla ditta chimica Hüls, una garanzia di resistenza e sicurezza per l’uso infantile. 

Anche i vagoni colorati erano ottenuti con la stessa plastica, mantenendo coerenza di design e robustezza. Il design complessivo era infatti semplice ma giocoso, con forme arrotondate sia per i treni, sia per gli accessori che completavano l’esperienza: si ricordano una piccola stazione, un passaggio a livello, scambi che aprivano a percorsi diversi. Non serviva manualità da adulto, bastava la fantasia.

Il Pikalok rappresentava la capacità della Herbart di leggere i tempi. Negli anni in cui i materiali plastici si affermavano come simbolo di modernità, l’azienda seppe trasformarli in un gioco robusto, sicuro e accessibile. Non ebbe certamente la diffusione planetaria dei trenini elettrici di marche più blasonate, ma seppe ritagliarsi uno spazio particolare, entrando nelle camerette tedesche e non solo. Oggi, a distanza di decenni, ritrovare un set completo di Pikalok significa immergersi in un mondo fatto di colori e semplicità, lontano dall’iperrealismo dei modelli per collezionisti.

I kit della ferrovia della Herbart erano diversi: dal base, che includeva una locomotiva, quattro vagoni e un circuito di binari in plastica a forma di cerchio, a quelli più complessi che includevano, oltre alla locomotiva azionata a pile, anche dei complementi come nel caso del kit a tema fattoria o quello con edifici e ponti. Erano poi disponibili dei componenti aggiuntivi che permettevano di comporre tracciati sempre più complessi con incroci, ponti eccetera. Alcuni di questi erano prestati dal prodotto “NUK-Modell“, costruzioni ad incastro della Herbart che permetteva di costruire edifici e oggetti in perfetto stile “Lego”. 

Se volete acquistare un kit Pikalok, è possibile trovare in rete qualche proposta ma non è così semplice e scontato: è invece facile confonderli con giocattoli simili prodotti da altre aziende come l’Allegro Trenino della Ceppiratti, il set treno della Mettoy Playcraft o ancora la linea Plarail della Tomy, prodotta addirittura dieci anni prima. Prima di acquistarli è bene controllare la presenza dei rispettivi loghi.

La storia della Herbart si chiude verso la fine degli anni Settanta, quando la filiale di Norimberga cessò gradualmente la produzione. La parte orientale dell’azienda, quella rimasta a Steinach, proseguì invece all’interno del sistema industriale della DDR fino alla riunificazione tedesca, quando le tracce del marchio si persero definitivamente. Non risulta che le due anime della Herbart si siano mai ricongiunte dopo il 1989: le strade si erano ormai separate troppo a lungo.

Eppure il nome Herbart resta legato a una stagione irripetibile della storia del giocattolo. Tra i suoi prodotti, il Pikalok è quello che più di ogni altro riesce a raccontare lo spirito di un’epoca: la fiducia nella plastica come materiale del futuro, la voglia di creare giochi semplici e immediati, il desiderio di portare nelle mani dei bambini un piccolo mondo su rotaie. Un mondo che, ancora oggi, continua a girare nei ricordi di chi lo ha vissuto.

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